Economia

Ikea, Si Cobas: “Lavoratori in mensa costretti a mangiare a terra per mancanza di posti”. Cooperativa San Martino: “Solo strumentalizzazioni”

Un video in cui alcuni facchini di Ikea, in sala mensa per la pausa pranzo, sono “costretti” a mangiare seduti sul pavimento per mancanza di posti ai tavoli. E quanto pubblicato dal sindacato SI Cobas che torna ad attaccare la cooperativa San Martino che gestisce il personale all’interno del magazzino. Le virgolette a racchiudere la parola “costretti” sono dovute al fatto che, dal video, si nota in realtà che alcuni posti liberi ai tavoli sono rimasti. Diciamo, insomma, che la scelta di mangiare per terra parrebbe più da ritenersi un gesto dimostrativo da parte degli iscritti al sindacato per denunciare il sovraffollamento della sala da pranzo, effettivamente esigua se paragonata al numero di presenti.

Ai sindacati risponde la San Martino, parlando di provocazione:

In due giornate alcuni lavoratori hanno forzatamente e pretestuosamente consumato i pasti sedendosi a terra al solo scopo di voler creare una situazione di disagio che non corrisponde alla realtà, con alcune richieste di poter avere dei buoni pasto, dove ricordiamo essere presente una mensa. Ci teniamo a precisare che i pasti serviti sono sostenibili, di qualità e hanno sempre tenuto presente le varie esigenze legate alle diverse etnie; un pasto completo ( primo, secondo, contorno, dessert/frutta) è servito al costo agevolato di 3,00 € e la Cooperativa San Martino si sta impegnando, mediante confronti costanti con i Sindacati confederali, a valutare la copertura economica di parte del costo menzionato, nonostante l’aumento inflattivo”.

Ma la sala da pranzo troppo piccola non è l’unica difficoltà che, secondo i Si Cobas, i lavoratori stanno affrontando.

LA NOTA DEI SI COBAS

“I lavoratori del magazzino Ikea vedono oggi negato dalla Cooperativa San Martino i diritti di libera rappresentanza sindacale e i più elementari diritti ormai scontati negli altri magazzini. Negate le assemblee dei sindacati di base, negato il pagamento della malattia al 100%, negata una sala mensa decente e il riconoscimento di un ticket-mensa. Proprio a causa di queste mancanze, si vengono a determinare situazioni degradanti come quella che trasmettiamo nei video in allegato al presente comunicato, con lavoratori costretti a mangiare per terra senza alcun rispetto verso la loro dignità”.

“Non è più tollerabile proseguire su questa strada: i lavoratori chiedono a gran voce il riconoscimento sindacale del S.I.Cobas e la sistemazione degli spazi di mensa, oltre che il riconoscimento di un ticket-mensa e di un premio di risultato che valorizzi il sacrificio profuso per la multinazionale, oltre che ovviamente il pagamento completo delle giornate di malattia, fattore incredibilmente ancora assente nel sito.

Le scelte della Fedex

“Ma le notizie negative dal fronte dei colossi multinazionali non finiscono qui: abbiamo infatti appreso pochi giorni addietro della situazione dei corrieri della Fedex (ex-TNT), i quali vedono oggi il loro posto di lavoro a rischio dopo che la Fedex se ne è servita per due anni in base ad un accordo stipulato con la CGIL. Ci riferiamo all’accordo annunciato dai responsabili della CGIL logistica nel 2021, in coincidenza con la dura vertenza dei facchini del magazzino per evitare la chiusura dello stesso”.

L’operato della Cgil

“Il S.I.Cobas a quel tempo invocò l’unità di facchini e driver, sostenendo che la sconfitta degli uni avrebbe solo rimandato la medesima sorte per gli altri. La CGIL sostenne invece che lo sciopero dei facchini era sbagliato e convinse i driver a proseguire il lavoro, addirittura sacrificandosi per andare a prelevare la merce in altre città. Di fatto, Fedex si servì della CGIL per convincere i driver a non scioperare, dietro la promessa di 50 euro di trasferta per un periodo di due anni in cambio di lavorare la merce destinata a Piacenza in altri siti, al fine di neutralizzare gli effetti dello sciopero dei facchini”.

“Il S.I.Cobas aveva avvertito sia i facchini che i driver di quale sarebbe stato l’esito di questo prestarsi alle volontà di Fedex da parte della CGIL: chiusura dello stabilimento dei facchini prima, liquidazione dei driver dopo. Ora, dalle colonne dei giornali, i responsabili CGIL denunciano che Fedex intende non rispettare le promesse e ritirare l’indennità di trasferta, costringendo di fatto i driver a licenziarsi per non dover spendere di propria tasca per poter lavorare”.

“Il tempo è stato buon garante, dimostrando come la CGIL abbia strumentalizzato la paura di perdere il posto di lavoro dei driver per permettere a Fedex di ottenere i suoi risultati. Oggi questi driver stanno scioperando da soli, privi di quella forza che l’unità con i facchini avrebbe permesso loro, salvando il loro lavoro e quello di 300 facchini. Ai driver ora in difficoltà va la massima solidarietà del S.I.Cobas. A loro ma non certo alla CGIL, che ha attivamente collaborato negli anni fianco a fianco della Fedex affinché questa situazione si determinasse”.

AI SI COBAS RISPONDE LA COOPERATIVA SAN MARTINO

“Toni da ridimensionare, non esiste alcun caso mense ma solo strumentalizzazioni”. E’ quanto chiede la cooperativa San Martino in una nota, in risposta al sindacato Si Cobas.

Leggendo con amarezza alcune affermazioni dichiarate da alcune sigle sindacali, in merito a uno dei principali stabilimenti logistici del paese in cui San Martino impiega oltre 800 persone, riteniamo necessario precisare che la Cooperativa opera sempre nel pieno rispetto della normativa (quanto alla malattia il trattamento applicato è addirittura migliorativo rispetto a quello previsto dal contratto collettivo di riferimento – nell’apposita sezione cooperazione – e frutto di un accordo di secondo livello sottoscritto con  le Organizzazioni Sindacali CGIL CISL e UIL territorialmente competenti) e che le condizioni lavorative sono rispettose dei diritti di lavoratrici e lavoratori, con l’erogazione di caffè e bevande calde gratuite per tutti in un contesto confortevole, con una mensa interna che vanta tutte le caratteristiche per poter servire i pasti. 

La questione mensa

Come noto, in due giornate alcuni lavoratori hanno forzatamente e pretestuosamente consumato i pasti sedendosi a terra al solo scopo di voler creare una situazione di disagio che non corrisponde alla realtà, con alcune richieste di poter avere dei buoni pasto, dove ricordiamo essere presente una mensa.

Ci teniamo a precisare che i pasti serviti sono sostenibili, di qualità e hanno sempre tenuto presente le varie esigenze legate alle diverse etnie;  un pasto completo ( primo, secondo, contorno, dessert/frutta)  è servito al costo agevolato di 3,00 € e la Cooperativa San Martino si sta impegnando, mediante  confronti costanti con i Sindacati confederali, a valutare la copertura economica di parte del costo menzionato, nonostante l’aumento inflattivo.

“Persone esterne al mondo del lavoro, che per ideologia attaccano”

San Martino auspica che ci sia un ridimensionamento dei comportamenti e dei toni, spesso fomentati da persone esterne al mondo del lavoro, che per ideologia attaccano sistematicamente, portando in taluni casi a compiere atti di sabotaggio e danneggiamenti, in un momento storico di grande delicatezza.

È anche fondamentale ricordare alla comunità, dei nostri lavoratori e non solo, che la Cooperativa San Martino è una società di servizi che opera da più di 35 anni, fortemente radicata nel territorio d’origine. Capace di portare avanti una politica di crescita nel rispetto dei soci e dei vari clienti che in alcuni casi vantano rapporti ultraventennali.

Dalla sua costituzione non ha mai smesso di evolvere la propria offerta di servizi e di investire sul capitale umano, arrivando oggi a poter contare su oltre 1500 tra Soci e collaboratori.

Dal 2021 Cooperativa San Martino, per aumentare il sostegno ai propri lavoratori, ha attivato anche un nuovo servizio, l’Ufficio Soci: si tratta di un servizio a disposizione di tutti i lavoratori e dei collaboratori, operativo sia presso la sede principale, che presso alcune sedi di appalto, finalizzato all’ascolto delle problematiche, alla raccolta di proposte migliorative del benessere dei dipendenti e al supporto concreto nell’accesso a bandi, agevolazioni o convenzioni utili. Gli ambiti di facilitazione riguardano: welfare sanitario, welfare sociale, corsi di lingua italiana, progetto spostamenti casa/lavoro, convenzione università, convenzione telefono rosa, supporto al caro bollette.

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